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mercoledì 18 novembre 2009

25 novembre - Giornata internazionale per l'Eliminazione della Violenza sulle Donne

L'appello "Da Uomo a Uomo" dell'organizzazione Maschile plurale


Sono un uomo e vedo la violenza maschile intorno a me. Vedo anche, però, il desiderio di cambiamento di molti uomini.

Scelgo di guardare in faccia quella violenza e di ascoltare quel desiderio di cambiamento. So che quel desiderio è una risorsa per sradicare quella violenza.

Di fronte alle storie di mariti che chiudono le mogli in casa o le ammazzano di botte, di fidanzati che uccidono per gelosia le proprie ragazze, di uomini che aggrediscono o stuprano donne in un parco o in un garage, non penso "Sono matti, ubriachi o magari i soliti immigrati !", non mi viene da dire: "Quella se l'è cercata!". Tutto questo mi riguarda, ci riguarda.

Quando sento giudicare gli immigrati come una minaccia alle "nostre donne" ricordo che la violenza contro le donne non nasce nelle strade buie, ma all'interno delle nostre case, ed è opera di tanti uomini, italiani e non, che picchiano e uccidono le "proprie" donne.

Quando osservo l'ironia, il disprezzo, la discriminazione che precedono la violenza contro lesbiche e gay non penso: "Facciano quel che gli pare, ma a casa loro". So che mi riguarda, ci riguarda: quell'ironia e quel disprezzo li conosco fin da piccolo, sono una minaccia per chi non si comporta "da uomo".

La libertà di amare chi vogliamo e come vogliamo o è di tutti o non è di nessuno.

Quando penso alle donne, spesso straniere, costrette a prostituirsi, prive di diritti, alla ricerca di difficili vie di uscita, non penso che "rovinano il decoro delle città". Vedo nella loro vita l'effetto di un razzismo che avanza. La prostituzione, scelta od obbligata, parla innanzitutto dei nove milioni di clienti italiani e della sessualità maschile ridotta alla miseria dello sfogo e del consumo.


Credo che la violenza contro omosessuali e trans, la diffusa richiesta di ordine e sicurezza, la crescente ondata di disumanizzazione dei migranti, il razzismo, l'egoismo dilagante, abbiano a che fare con le relazioni tra i sessi: la paura e il disprezzo verso le differenze sono una tossina che avvelena la nostra società. Ogni giorno sento il richiamo verso ogni uomo ad essere complice di questa cultura e ad aderire all'ideologia della mascolinità tradizionale.

Sono stanco della retorica della patria, del nemico e dell'onore, della virilità muscolare e arrogante.


Quando assisto dell'ostentazione di sé da parte di chi usa soldi e potere per disporre delle donne, sento che quell'ostentazione è misera, squallida e anche triste. Sono secoli che gli uomini comprano, impongono, ricattano e scambiano sesso per un posto di lavoro o per denaro. La novità sta nel vantarsene, strizzando l'occhio agli altri uomini in cerca di complicità. Non ci stiamo, e non per invidia o moralismo. Non ci interessa l'alternativa tra il consumo del corpo delle donne e l'autocontrollo perbenista.

Al potere preferiamo la libertà, la libertà di incontrare il desiderio libero delle donne, compreso, eventualmente, il loro rifiuto.


Quando il disprezzo per le donne, l'ostentazione del potere e le minacce contro i gay e gli stranieri diventano modelli di virilità da usare a scopi politici, capisco e sento che devo e dobbiamo reagire: come uomini prima ancora che come cittadini.


Sentiamo la responsabilità di impegnarci, come uomini, contro la violenza che attraversa la nostra società e le nostre relazioni.

Non vogliamo limitarci alle "buone maniere" e al "politicamente corretto". Non ci sentiamo "protettori" né "liberatori". Sappiamo che le donne non sono affatto "deboli".

La loro libertà, la loro autonomia, nel lavoro, nelle scelte di vita, nella sessualità, non sono una minaccia per noi uomini e nemmeno una concessione da far loro per dovere. Sono un'opportunità per vivere insieme una vita più libera e ricca.

Non ci basta dire che siamo contro la violenza maschile sulle donne. Desideriamo e crediamo in un'altra civiltà delle relazioni tra persone, una diversa qualità della vita, libera dalla paura e dal dominio. Vogliamo vivere una sessualità che sia altro dalla conferma della propria virilità e del proprio potere.

Molti uomini hanno finora vissuto questo tentativo di cambiamento individualmente, cercando un modo nuovo di essere padre, una diversa relazione con la propria compagna, un modo diverso di stare con gli altri uomini, un rapporto diverso con il lavoro. Questa ricerca è però spesso rimasta solitaria e invisibile, senza parole. Vogliamo esprimerci in prima persona, vogliamo che il desiderio di libertà e di cambiamento di migliaia di uomini diventi un fatto collettivo, visibile, capace di parlare ad altri uomini.

il 21 novembre a Roma, in Piazza Farnese, dalle ore 15,30 alle 19,30

un'iniziativa nazionale aperta a uomini e donne

di MASCHILEPLURALE

per informazioni e adesioni contattare info@maschileplurale.it

martedì 27 ottobre 2009

Violenza domestica: ruoli di genere e campanelli

La "White Ribbon Campaign,"
diffusa ormai in circa 55 paesi, tra cui l'Italia, porta avanti attivita' di sensibilizzazione della comunita', lavora nelle scuole con i ragazzini e le ragazzine sulla violenza contro le donne.

Il sito della campagna in Pakistan, per esempio, sottolinea che " gli uomini non nascono violenti", enfatizzando la necessita', anche per gli uomini, di riconoscere che i ruoli di genere sono definiti dalla societa', non sono naturali, e come tali possono essere modificati. Cosi' come le donne faticosamente tentano (e riescono) di liberarsi dalle pressioni sociali che le vogliono di solito madri e mogli, sottomesse, etc. cosi' gli uomini possono combattere gli stereotipi che li vogliono "machi" e violenti.

Anche se non credo sia necessariamente facile lavorare insieme su determinati temi, questo approccio finalmente sposta l'attenzione dalle vittime ai perpetratori di violenza e soprattutto e' un approccio che promette di avere un impatto sul lungo periodo, cambiando le relazioni tra uomini e donne e proponendo un nuovo modello di comportamento per le generazioni future.
I progetti che coinvolgono gli uomini sono relativamente recenti, ed e' ancora difficile valutarne gli effetti, ma sempre piu' attivisti nel campo si stanno orientando verso questa soluzione.

In India, dove circa una donna ogni tre e' vittima di violenza domestica, e' stata recentemente avviata una campagna che prevede il coinvolgimento degli uomini:
Bell Bajao (Ring the Bell!)
Secondo l'articolo India's Domestic Violence Campaign Asks men to be Part of the Solution, la campagna, che si avvale di spots, sito web e leadership trainings, ha il merito di avere come target uomini e donne, puntando ad una maggiore sensibilizzazione al tema della violenza e invitando uomini e ragazzi - come per esempio negli spots - ad intervenire, semplicemente suonando il campanello.

sabato 19 luglio 2008

Today you will understand: voci dall’Uganda

Da anni il nord dell’Uganda è devastato da una guerra civile sanguinosa, definita tempo fa da un Lord's Resistance Army (LRA), esercito di ribelli fondato nel 1987, combatte contro il governo ugandese per sostituire all’attuale governo uno stato teocratico basato sui dieci comandamenti.
Infatti, il leader del movimento di ribelli,Joseph Kony si presenta al mondo come portavoce di Dio. Evidentemente “non uccidere” è stato recentemente defalcato dalla lista di comandamenti, in quanto la Lord’s Resistance Army è responsabile di massacri terribili, in particolari contro la popolazione Acholi


Joseph Kony - Foto presa da Wikipedia


Si stima che in venti anni di conflitto ci siano state più di 20.000 vittime: bambini vengono rapiti e usati come soldati (spesso ricevono l’ordine di uccidere i propri genitori) e ancora una volta, lo stupro è utilizzato con notevole “generosita”.

IRIN news si occupa del conflitto in Nord Uganda ed particolare della piaga di donne rese schiave, imprigionate e stuprate dall'esercito dei ribelli, con vari progetti che hanno come obiettivo la diffusione delle loro testimonianze. Sono voci di donne che superano la vergogna ed il dolore per denunciare al resto del mondo quello che gli viene fatto, nella speranza che qualcuno ascolti e che "today you will understand".



Foto di Getty Images: presa qui

Qui il report: Today you will understand ed ecco il link alle numerose risorse sull'Uganda sul sito di IRIN.

Altre risorse:

Save the Children in Uganda

Risorse sul conflitto in Uganda in Italiano:

Peacereporters

Conflitti dimenticati

mercoledì 9 luglio 2008

Non solo vittime: donne birmane tra stupri e resistenza

Gli stupri delle donne birmane continuano, mentre della situazione in Myanmar/Birmania almeno sui media mainstream italiani si tende a parlare sempre meno. In Myanmar lo stupro è un’arma di guerra utilizzata con notevole disinvoltura: secondo l’articolo “Rape in Burma: a Weapon of War”, i soldati dell’esercito birmano utilizzano lo stupro come arma per portare avanti la pulizia etnica del paese, che è caratterizzato dalla presenza di numerose minoranze etniche.

La violenza sulle donne, nell’ambito di un conflitto armato, ha una forte valenza simbolica, in quanto il corpo femminile rappresenta l’onore e la purezza dell’intera nazione. Dunque, come finalmente riconosciuto anche dalle Nazioni Unite con la Risoluzione 1820 , gli stupri non sono qualcosa che accade in una situazione di caos e conflitto, ma sono elementi di una deliberata strategia bellica che promuove la completa deumanizzazione del nemico.

A titolo d’esempio, l’autrice dell’articolo, Cheery Zahau, sottolinea come nel solo stato di Chin , situato nella parte occidentale del paese, nel 2006 si sono avuti 38 casi di stupro. Ovviamente la maggior parte degli stupri sono rimasti impuniti, essendo perpetrati dal regime stesso.

Se si guarda alla storia passata, è tristemente evidente che la Birmania è “solo” l’ennesimo episodio di una lunga storia di vittimizzazione delle donne nei conflitti armati: si pensi agli stupri nella ex Yugoslavia, alle comfort women in Corea, etc.
Ma credo che anche se la vittimizzazione va costantemente denunciata, spesso si tende a trovare come comun denominatore tra tutte le donne l’essere oppresse, sia pure in modo diverso. Per quanto questo sia certo, credo che sia un buon esercizio rovesciare la prospettiva: le donne saranno anche tutte oppresse, ma tutte e dappertutto resistono, si organizzano a livello locale – senza attendere che si smuovano le grande agenzie internazionali, e fanno sentire la propria voce contro gli abusi a cui sono sottoposte.

Per quanto riguarda la Birmania, dal 1999 è attiva la Shan Women Action Network , un’organizzazione femminista che combatte per la giustizia di genere e contro la violenza sulle donne e altre associazioni quali la Karen Womens Association
che lotta per mantenere viva la tradizione Karen in Myanmar, e la Palaung Women Organization, che si impegna per un miglioramento dello status delle donne Palaung.

E' sicuramente anche merito di queste organizzazioni locali (e dei partners internazionali) se adesso le voci delle donne birmane possono arrivare fino a noi.

Alcune risorse:

Genere e Nazione

Licenza di stupro in Myanmar

Burma partnership

Free Burma Coalition